Critici

 

L'uomo - pittore Giuseppe De Bartolo

Ho conosciuto l’"uomo" De Bartolo per caso e l’ho frequentato, ho conosciuto l’"artista" ed ho così scoperto la mia vocazione a critico d’arte; la mia scherzosa presunzione nasce da una scoperta della mia sensibilità ed amore per le cose belle ed importanti che le opere dell’autore mi hanno risvegliato.
Il mondo dell’artista comincia cronologicamente dalla natura, i fiori e le piante che sbucano dalla terra e si oppongono e contrastano la società dei consumi, coi loro colori e con loro calore; gli scarni alberi tracciati dalla nera china si animano progressivamente di luce e colore e volgono lo sguardo verso il cielo alla ricerca della loro fonte di energia, verso il sole che li ha nutriti e fatti crescere e vivere.
Attraverso loro l’artista punta l’occhio anch’egli verso il cielo e scopre le nuvole, i pianeti e l’universo; questa sua proiezione verso l’alto non è un’evasione nell’irreale e nell’impalpabile, ma una ricerca di valori planetari attraverso la luce, la natura ed il colore.
Non sterminati deserti, aridi e freddi, ma pietre e rocce che si animano, pulsano, vivono e parlano la loro lingua ("canto delle pietre").
Le ricerche dell’autore sono "essenziali" e cioè egli è arrivato alla esplicitazione degli esiti della sua ricerca e del suo viaggio di uomo e di artista che senza navicelle spaziali approda sulla luna; la celebrazione della conquista ormai venticinquennale della luna è di questi giorni ma non scalfisce l’autore minimamente; egli sulla luna c’è, la guarda la contempla e si specchia nel suo volto sereno, simbolo di pace e serenità.
Ma non si ferma cero sulla luna, guarda verso altri pianeti, dove intravede la materia che si anima e si trasforma e quindi vive per migliorarsi ed evolvere ("scorza mutevole della materia"). Ma il percorso è lungo, molto lungo, altri pianeti ed astri lo attendono e con lui l’uomo, troppo spesso schiavo delle sue abitudini e del suo immobilismo; allora la sua pittura diventa cosmica ed universale ma con solide e profonde radici umane, grazie ad un cordone ombelicale francamente mai reciso.
Le sue doti principali? La sensibilità, la percezione, il cromatismo, squisitamente "umane" e come tali eterne ed eccellenti. La sua tecnica polivalente è molto valida e denuncia una sintesi di espressione, un equilibrio tra le parti; dove il tratto scarno non basta, arriva il colore, e dove il colore boccheggia arriva la materia (…sabbia, colla gesso…) creando armonia di comunicazione suggestiva.
In questo si percepisce il messaggio di De Bartolo che è di pace, un invito al genere umano a superarsi oltre i suoi limiti ed a guardare "in alto", laddove i pianeti lo chiamano e lo invitano a un "rendez vous" spaziale.
Guardate con attenzione questi pianeti apparentemente freddi ed inanimati: niente di più sbagliato! Essi sono delle cellule viventi, dei protoplasmi con un nucleo funzionante e pulsante, dotati di movimenti e di vita propria. ("aridi seni materni").
Qui è arrivato l’occhio ed il microscopio del pittore che ha rappresentato ed ingrandito la vera cellula cosmica progenitrice di questo e di tutti quei mondi, nostra madre comune.
Si, l’opera di De Bartolo mi affascina e mi turba e mi mette nei tristi panni di quelli che non hanno queste belle sensazioni ed emozioni, perché chiusi nella "serra" meschina della quotidianità e del consumismo.
Caro Giuseppe, continua a guardare in alto, altri pianeti ti attendono, altri mondi colorati e vitali e la tua mitezza e modestia di carattere siano sempre accompagnate da stupende aspirazioni cosmiche.

Franco Lesca - Settembre 1994