Critici

 


SPIRITO E MATERIA NELLA MOSTRA DI DE BARTOLO
La personale dell'artista chiude domenica al Palazzo Vanvitelliano

MERCATO SAN SEVERINO.
Ultimi giorni per visitare la personale dal titolo “Spirito e materia” dell’artista Giuseppe De Bartolo, che chiude domenica, retrospettiva ospitata nella sala espositiva di Palazzo Vanvitelli a Mercato S. Severino, nell’ambito della rassegna di arte e cultura denominata “Maggio in festa”.

La mostra è il risultato di ben 30 anni di ricerca personale, attraverso “momenti di sospensione, silenzio, riflessione; in un labirinto interiore da cui sorgono tele con un proprio linguaggio espressivo” come spiega l’autore che ha voluto accompagnare le opere con dei pensieri “sulla materia e soprattutto sullo spirito che la pervade”.

I 29 manufatti, tra realtà immaginativa e mondo onirico, documentano il percorso di De Bartolo dal 1975 a oggi, giocando con “il potere della materia e la sapienza dello spirito”.

I materiali da lui usati sono essenzialmente sabbia, cera, colore e frammenti di cristalli; a questi si aggiungono in alcune immagini la stoffa e perfino lo zolfo.

La concezione dell’arte si fonda su “un percorso segnato dal pensiero, dalla creazione, dalla materia, dalla spiritualità, dall’amore e dalla presenza di Dio.” E’ un Dio a cui Giuseppe De Bartolo si ispira moltissimo nel realizzare i suoi lavori, un Dio foriero di speranza, come si intuisce soprattutto nella tela “Io sono”, dove si vedono ali di angelo e una colomba; è così chiamato, tale quadro, per la frase attribuita a Gesù da Giovanni Evangelista o per l’episodio del roveto ardente che rivela a Mosè il nome di Dio.

È evidente nel lavoro il rapporto Io-Universo, per una pittura dallo stesso artista definita “parabolica” in cui: “Mi identifico con la storia di un uomo che parte dal basso, percorre il deserto, poi sale per incontrare la Luce che è Dio.”

Interessante la raffigurazione, in alcune tele, della luna: in “Solitudine orante”, ad esempio, la luna è in primo piano, è un cerchio perfetto, ma i colori sono scuri, meditativi, tuttavia essa padroneggia l’universo.

In “Terrazza allagata dal plenilunio”, invece, la luna è bianca, non azzurro contemplativo come nell’opera precedente; col riflesso sembra che “allaghi” la terra. In “Sorella luna” il mondo è allo sfascio e la luna discende dal cielo non si sa se per piangere o per consolare. Poi, un altro quadro nerissimo, con la luna particolarmente bianca e appena un riflesso in basso, segno di speranza.

Tra le altre realizzazioni: “Totius mundi crux”, che si rifà ai simboli dei primi cristiani e ai quattro punti cardinali, e un grosso trittico sul “miraggio” dell’arte.

Mercato San Severino,  maggio 2006  Anna Maria Noia